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Quando lo scarto diventa arte e ironia: move to trash, una mostra fotografica a Comiso

Giornale Ibleo Icona orologio 18 giorni fa
Quando lo scarto diventa arte e ironia: move to trash, una mostra fotografica a Comiso

“Una fotografia non è nè catturata nè presa con la forza. Essa si offre.E’ la foto che ti cattura.-Henri Cartier-Bresson.”

Solitamente dinanzi alle foto ci si emoziona,-o ci si sforza di farlo-scatti perfetti che spesso però non lasciano spazio alla realtà.

Solitamente una mostra fotografica è accompagnata da musica delicata e strumentale, da bicchieri sontuosi di vino frizzante e dal silenzio pensante della gente. Perchè si sa, si ricerca la perfezione, anche quando questa appare rarefatta. Invece ieri sera, giorno 8 ottobre 2021, grazie all’ inaugurazione dell’ Art Gallery di Nero Photografy a Comiso con “Move to Trash” si è avuto un ribaltamento della convenzionalità: il serismo ha lasciato spazio ad una pungente ironia che ha dato modo a molte donne adulte, e non solo, di lasciarsi andare in timide risate nell’ osservare la foto che ritrae una bellissima sposa fare un gesto non proprio casto e puro. E poi la musica, un brano Dance\elettronico che rompe tutti gli stereotipi di qualsivoglia presentazione fotografica o di arte in genere, ha catapultato il pubblico in un mondo poco esplorato, quale lo stile fotografico di Martin Parr e Ian Weldon, a cui Move to Trash si è ispirato.

Le foto raccontano i momenti considerati spesso di “scarto” ai matrimoni o alle cerimonie in genere, quelli che appunto vengono cestinati, perchè ridicoli, perchè ritraggono un gesto poco formale, una lacrima, l’ euforia di una mamma nel vedere il figlio sposarsi, una torta in faccia alla sposa, smorfie non volute, insomma…perchè raccontano l’ autenticità di ciò che si sta vivendo. Ed allora perchè si scartano? Perchè viviamo in una società che vuole creare la perfezione, il Non errore, vuole togliere di mezzo gli elementi di disturbo, come se l’ immagine che si da di qualcosa debba essere studiata, calibrata, misurata, ricercando sempre il soggetto “ideale”, a cui purtroppo facciamo fatica ad allontanarci a causa dei social e dei talk show ridondanti di clichè che faticano a morire. Ma il mestiere del fotografo è documentare un evento, non farlo accadere. Altrimenti rischia di diventare finzione o distorsione, altrimenti si rischia di creare un’ immagine standardizzata delle cerimonie, in cui si susseguono sempre le stesse scene: la sposa che accarezza il letto di quando era bambina, che tiene in mano le fedi, che si lascia baciare dolcemente dallo sposo mentre guarda il tramonto. A tal proposito è stato proiettato un video dall’ impatto molto forte, in cui si mescolano un insieme di immagini ripetitive e che davano un senso di statico, di gabbia interiore.

Le mucche e il processo di allevamento, che non cambia mai; i martelli marcianti di The Wall dei Pink Floyd, che ci raccontano quanto tendiamo ad andare sempre verso la stessa direzione, senza mai avere il coraggio di osare, di cambiare strada, di diversificarci dalla massa. Le persone presenti alla mostra si mostravano seriose durante la visione del video, forse perchè in mezzo a quegli spezzoni quasi ipnotici ed in in loop vi erano anche le mani di una sposa con in mano gli anelli, e vedere quella foto in mezzo alla ripetitività fa comprendere quanto i matrimoni possano diventare mera scenografia, atti impersonali in cui si cerca lo scatto migliore senza cambiare mai angolazione, senza mettersi a nudo essendo veramente se stessi lasciando fluire la poetica umana. E’ un grido di rivoluzione quello fatto dai fotografi Enzo Giummarra, Claudio Castilletti e Salvo Inghilterra, con la partecipazione di Angelo Giummarra, per far sì che ogni sposa, ogni sposo e ogni famiglia nei giorni più importanti della propria vita, possano liberarsi dal consueto assaporando ogni momento senza pensare di apparire. Senza cestinare le foto migliori: quelle in cui non conta l’ abito o l’ inclinazione del viso, ma in cui viene immortalata la Verità di Noi stessi.

A Comiso, presso l’ Art Gallery “Nero” in via Generale Cascino n° 63la Collettiva sarà aperta al pubblico fino a giorno 30/10/2021(domeniche escluse.)Le opere in esposizione:12 fotografie Stampate in formato 40×50 cm.

Fotografie articolo di Aurora Cantelli.

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