Randagismo, LAV Ragusa boccia i fondi regionali: «Così si premia chi riempie i canili»
A Comiso, come in altri comuni della provincia di Ragusa, il fenomeno del randagismo rimane critico, legato all'abbandono di cucciolate e alla presenza di cani padronali non sterilizzati e privi di microchip.

Randagismo, LAV Ragusa boccia i fondi regionali: «Così si premia chi riempie i canili»
I fondi regionali destinati al randagismo finiscono al centro delle critiche della LAV di Ragusa, che mette in discussione l’efficacia dello stanziamento da 3,5 milioni di euro approvato dalla Regione Siciliana per il rimborso delle spese sostenute dai Comuni per il ricovero dei cani randagi. Secondo l’associazione animalista, il criterio scelto per la distribuzione delle risorse rischia di aggravare il problema invece di risolverlo.
Il finanziamento, infatti, viene assegnato in proporzione alla spesa sostenuta dai Comuni nel corso del 2025 per i canili. Un meccanismo che, secondo LAV, incentiva un modello emergenziale e assistenziale, basato sull’accalappiamento e sul ricovero degli animali, piuttosto che su politiche di prevenzione capaci di ridurre alla radice il randagismo.
«Finanziare i Comuni in base a quanto spendono per i canili significa premiare chi non ha investito in prevenzione», sottolinea la responsabile della LAV Ragusa, Resi Iurato. «Si tratta di un sistema che alimenta se stesso, perché più cani finiscono nei canili, più aumentano le spese e quindi i rimborsi. Ma il numero dei randagi non diminuisce».
Una provincia ancora in emergenza
La situazione nella provincia di Ragusa continua a essere critica. Da Vittoria a Comiso, passando per Ragusa, Modica e Scicli, il fenomeno del randagismo resta legato soprattutto all’abbandono di cucciolate e alla presenza diffusa di cani padronali non sterilizzati e spesso privi di microchip. Un contesto che, secondo LAV, evidenzia l’assenza di controlli sistematici e di una strategia coordinata tra istituzioni locali e sanitarie.
Per l’associazione, il benessere animale non può essere garantito aumentando i posti disponibili nei canili, spesso gestiti da soggetti privati, ma riducendo il numero di animali che vi entrano. La prevenzione, attraverso sterilizzazioni, identificazione obbligatoria e responsabilizzazione dei proprietari, resta la chiave per affrontare il problema in modo strutturale.
Prevenzione contro il “business del randagismo”
LAV Ragusa richiama l’attenzione anche su un altro aspetto delicato: il rischio che il randagismo continui a rappresentare una fonte di guadagno per alcune strutture private convenzionate. In questo scenario, i fondi pubblici finiscono per sostenere un sistema che vive sull’emergenza, piuttosto che su politiche di riduzione del fenomeno.
Secondo l’associazione, le risorse regionali dovrebbero essere orientate verso campagne di sterilizzazione e adozione, affiancate da controlli reali sul territorio, soprattutto nelle aree rurali e agricole, dove la presenza di cani non registrati è più diffusa.
L’appello alle istituzioni
LAV Ragusa chiede un cambio di passo e sollecita la convocazione di un tavolo tecnico provinciale che coinvolga Prefettura, ASP veterinaria, Comuni, associazioni animaliste e guardie zoofile. L’obiettivo è costruire un piano condiviso che superi la logica dei rimborsi a posteriori e punti su legalità, prevenzione e coordinamento.
Il volontariato, sottolinea l’associazione, non può continuare a essere l’unica risposta alle carenze istituzionali. Senza una visione politica chiara e interventi strutturali, il rischio è quello di continuare a spendere risorse pubbliche senza incidere davvero sul numero dei randagi.
© Riproduzione riservata



