Referendum Giustizia: il NO stravince in provincia di Ragusa. Crollano le aspettative nei feudi del SI, Pozzallo al rallentatore. Ecco tutti i dati nelle città
A Comiso il

Referendum Giustizia: il NO stravince in provincia di Ragusa. Crollano le aspettative nei feudi del SI, Pozzallo al rallentatore. Ecco tutti i dati nelle città
Urne chiuse, schede scrutinate e un verdetto che non lascia spazio a interpretazioni: la provincia di Ragusa boccia nettamente la riforma della Giustizia. Nonostante gli appelli al voto e l’impegno in prima persona di diversi sindaci del territorio, il “fronte del No” ha travolto le aspettative, confermando una profonda divergenza tra le indicazioni della politica locale e il sentimento dell’elettorato.
Il verdetto della Provincia di Ragusa: una bocciatura netta
A scrutinio ultimato, i numeri complessivi della provincia di Ragusa consegnano una fotografia inequivocabile del sentimento degli elettori iblei verso la riforma della Giustizia. Su un totale di oltre 113.000 schede valide, il No ha stravinto raccogliendo 70.292 voti, pari al 61,80% delle preferenze. Di contro, il fronte del Sì si è fermato a 43.458 voti, attestandosi su una percentuale del 38,20%.
Questa analisi evidenzia una divergenza profonda, di quasi 24 punti percentuali, tra le due opzioni di voto. Il dato provinciale riflette un orientamento conservativo molto marcato: nonostante l’attivismo di diversi sindaci e forze politiche locali a favore del cambiamento, la maggioranza dei cittadini ha espresso una chiara diffidenza verso i contenuti della riforma. Il distacco netto indica che la proposta non è riuscita a far breccia nel tessuto civile della provincia, dove la quasi totalità dei comuni — con la sola eccezione di Acate — ha respinto il testo con percentuali che, in centri chiave come il capoluogo, Modica e Pozzallo, hanno superato ampiamente la soglia dei due terzi dei votanti.
Cosa prevedeva la riforma e perché è stata bocciata
Il referendum mirava a una profonda ristrutturazione del sistema giudiziario italiano. Tra i punti cardine figuravano la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante, la riforma del CSM e nuove norme sulla responsabilità civile dei magistrati. L’obiettivo dichiarato dai sostenitori era una giustizia più rapida e garantista; per gli oppositori, invece, il rischio era un indebolimento dell’autonomia della magistratura. Il voto ibleo ha chiarito che i cittadini hanno preferito mantenere lo status quo, percependo forse la riforma come distante dalle reali necessità quotidiane dei tribunali.
L’analisi dei Comuni: Ragusa e Modica guidano il fronte del No
Il dato più eclatante arriva dal capoluogo. A Ragusa, nonostante il sindaco Peppe Cassì (area Forza Italia) avesse espresso pubblicamente il proprio sostegno al Sì, il No ha trionfato con un netto 63,35%, lasciando al Sì solo il 36,65%. Una discrepanza evidente tra l’orientamento suggerito per il si e buona parte dei 30.304 cittadini che si sono recati alle urne (il 53,23% degli aventi diritto).
Ancora più marcato il distacco a Modica, dove il No sfiora il settanta per cento (67,32% contro il 32,68% del Sì), e a Scicli, che si attesta su un pesantissimo 65,16% per il fronte del No. Anche a Pozzallo il risultato è schiacciante: il No vince con il 67,64%, ma la cittadina marinara è balzata agli onori delle cronache soprattutto per i ritardi. La macchina elettorale pozzallese si è infatti “inceppata”: le operazioni di scrutinio sono state segnate da momenti di disaccordo nei seggi, con i numeri tra votanti effettivi e schede che faticavano a combaciare, rallentando la chiusura definitiva del dato provinciale.
Vittoria, Comiso e la “resistenza” di Acate
Spostandoci verso la zona ipparina, a Vittoria il No si conferma solido al 57,08%, mentre a Comiso la situazione ricalca il paradosso del capoluogo: la sindaca Maria Rita Schembari (Fratelli d’Italia) aveva sostenuto le ragioni della riforma, ma la città ha risposto con un 57,17% di voti contrari.
L’unica, vera eccezione in tutta la provincia è rappresentata da Acate. Qui si registra una netta inversione di tendenza: è infatti l’unico comune dove il Sì vince con il 52,39%, staccando il No di quasi cinque punti percentuali. Un dato “anomalo” rispetto al resto del territorio che meriterà approfondimenti sociologici nelle prossime settimane.
Il resto della provincia: un coro di No
Nelle altre città iblee il trend rimane invariato:
- A Chiaramonte Gulfi il No vince con il 58,84%.
- A Ispica il No si attesta al 56,98%.
- A Giarratana (comune record per affluenza) il No vince con il 57,83%.
- A Monterosso Almo il fronte del No prevale con il 55,41%.
- A Santa Croce Camerina il distacco è più contenuto, ma il No vince comunque con il 53,78%.
IL DETTAGLIO COMUNE PER COMUNE
Dando uno sguardo ai risultati definitivi che arrivano dai 12 centri della provincia di Ragusa, emerge una geografia del voto molto netta: il fronte del No ha dominato quasi ovunque, con punte altissime nella fascia costiera e nel capoluogo, lasciando al Sì una sola, isolata vittoria.
Ecco il dettaglio comune per comune:
Il fronte del “No” sopra il 60%
In alcuni dei centri più grandi della provincia, la bocciatura della riforma è stata categorica. A Pozzallo, nonostante i rallentamenti nello scrutinio e le discrepanze nel conteggio delle schede che hanno tenuto i seggi aperti fino all’ultimo, il No ha stravinto con il 67,64%, lasciando al Sì solo il 32,36%. Numeri quasi identici a Modica, dove il No ha blindato il risultato al 67,32% contro il 32,68% dei consensi per la riforma. Anche a Scicli il distacco è pesantissimo: il No vola al 65,16% mentre il Sì si ferma al 34,84%. Infine il capoluogo, Ragusa, dove il No si è imposto con il 63,35%, a fronte del 36,65% di voti favorevoli.
I comuni con il “No” tra il 55% e il 60%
In una fascia intermedia troviamo comuni dove il dissenso è stato comunque solido. A Chiaramonte Gulfi il No ha raggiunto il 58,84% (il Sì al 41,16%), seguito da Giarratana dove, nonostante il primato provinciale di affluenza, il No ha convinto il 57,83% degli elettori (Sì al 42,17%). Risultati speculari per Comiso e Vittoria: nella città casmenea il No vince con il 57,17% (Sì al 42,83%), mentre in quella ipparina si attesta al 57,08% (Sì al 42,92%). Anche a Ispica la riforma viene rispedita al mittente dal 56,98% dei votanti (Sì al 43,02%), così come a Monterosso Almo dove il No chiude al 55,41% (Sì al 44,59%).
I casi “limite”: Santa Croce e l’eccezione Acate
A Santa Croce Camerina il divario è stato più contenuto rispetto alla media provinciale, ma il No è rimasto comunque avanti con il 53,78%, contro il 46,22% del Sì.
Il vero “caso politico” di questa tornata è però Acate: è infatti l’unico comune di tutta la provincia di Ragusa dove la riforma è passata. Qui, come già detto, il Sì ha ottenuto la maggioranza con il 52,39%, ribaltando il trend provinciale e costringendo il No al secondo posto con il 47,61%.
Il dato regionale: Ragusa e Enna le eccezioni dell’affluenza
In un contesto siciliano dove la partecipazione è stata tiepida (media regionale del 46,14%), la provincia di Ragusa si distingue per il coinvolgimento dei cittadini. Insieme a Enna, Ragusa è l’unica provincia dell’Isola dove i capoluoghi hanno superato la soglia del 50% di affluenza (Ragusa al 53,23%, Enna al 55,79%).
Se Messina è la provincia con il dato generale più alto (49,18%), Ragusa segue a ruota con il 47,63%, distanziando nettamente province come Caltanissetta (42,65%) o Catania, dove il capoluogo ha fatto registrare la partecipazione più bassa della Sicilia (42,46%). Una provincia, quella Iblea, che ha dimostrato di voler partecipare, ma per dire un “No” forte e chiaro alla riforma proposta.
© Riproduzione riservata



