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Ancora insulti e minacce ai sindaci che non hanno chiuso le scuole

16 marzo 2026 alle ore 11:36
Cosa c'entra Comiso

Il sindaco di Comiso, Maria Rita Schembari, ha ricevuto messaggi offensivi da parte di uno studente riguardanti la gestione della chiusura delle scuole.

Ancora insulti e minacce ai sindaci che non hanno chiuso le scuole

Nuovo episodio di intolleranza digitale ai danni delle istituzioni locali: dopo quanto accaduto a febbraio al sindaco di Ragusa, questa volta le vittime sono Maria Rita Schembari e Maria Monisteri, rispettivamente sindaco di Comiso e Modica.

Entrambe hanno ricevuto messaggi offensivi, Monisteri anche minacciosi, da parte di studenti, riguardanti la gestione della chiusura delle scuole in caso di maltempo.

Maria Rita Schembari, ha condiviso sui propri profili social una schermata della chat ricevuta, oscurando l’identità del mittente, accompagnata dal commento: “Che pazienza ci vuole certe volte! Dalla foto sotto, si evince che tale ‘Giorgio’ ha interesse ossessivo-compulsivo per la chiusura delle scuole”. L’autore del messaggio, infatti, aveva già contattato Schembari lo scorso 18 gennaio, chiedendo informazioni sullo stesso tema. Nel messaggio odierno si è limitato a scrivere: “Perché non hai chiuso le scuole?” e poi “Vergogna Vergogna”.

Molto più gravi, invece, i messaggi ricevuti (sempre sui social) da Maria Monisteri, in cui uno studente ha utilizzato insulti sessisti e minacce, arrivando a scrivere: “Ti faccio diventare nera di bastonate”.

Questi episodi, pur diversi nella gravità dei contenuti, richiamano l’attenzione sulla difficoltà di alcuni giovani di rispettare le istituzioni e sul ruolo che i social network hanno nel facilitare contatti diretti ma, allo stesso tempo, anche comportamenti offensivi e minacciosi. La ripetizione di atteggiamenti simili rispetto a quanto già osservato a Ragusa lo scorso febbraio conferma quanto sia urgente educare i ragazzi al dialogo civile e al rispetto, anche verso chi ricopre incarichi pubblici.

Critiche e richieste di chiarimento sono legittime e utili, ma insulti, minacce e comportamenti aggressivi non possono essere tollerati, soprattutto quando provengono da minorenni.