Vittoria, 27 anni fa la strage di San Basilio
La strage di San Basilio è avvenuta in un bar di un distributore Esso situato sulla strada tra Vittoria e Comiso.

Era il 2 gennaio 1999, 27 anni fa esatti “la strage di San Basilio”. Vittoria non dimentica le sue vittime innocenti
Accadde poco dopo il tramonto, un commando di killer fece irruzione nel bar del distributore Esso sulla Vittoria-Comiso. Spararono all’impazzata: “Quei killer sparavano e non finivano mai”, raccontò il barista, unico sopravvissuto rannicchiandosi sotto il bancone.
Cinque morti in pochi secondi: Angelo Mirabella (reggente della Stidda vittoriese), Claudio Motta, Rosario Nobile. E due ragazzi che non c’entravano niente: Salvatore Ottone, 27 anni, e Rosario Salerno, 28 anni. Tifosi del Vittoria Calcio, uno lavorava al mercato dei fiori, l’altro in officina con il padre. Si trovavano lì per caso. Uccisi per errore, scambiati per altri affiliati che quel giorno non arrivarono.
Una guerra tra clan: Cosa Nostra gelese (Piscopo-Emmanuello) contro la Stidda vittoriese (Dominante-Carbonaro). Obiettivo: espandere il controllo sul territorio ipparino. Risultato: sangue innocente versato in un bar qualunque.
I killer arrivarono su una Lancia Thema, abbandonata poi tra Vittoria e Acate con i fari ancora accesi. Un’impronta dentro l’auto portò agli esecutori. Dopo anni di processi e pentiti, la verità: ergastoli per mandanti e sicari, condanne definitive.
Ma il dolore più grande è per Salvatore e Rosario. Loro sì, vittime innocenti. La città li ricorda ogni anno: lapidi, corone di fiori, messe in Basilica, sit-in in piazza. Gli ultrà del Vittoria intonano cori per “Turi” Ottone. Le famiglie, dopo 26 anni, hanno ottenuto finalmente il risarcimento.
Perché Vittoria non è mafiosa. È una città di gente che lavora la terra, che riempie i frigoriferi con il sudore, che non fa male a anziani e bambini. Non è piramide di potere, non ha un “codice etico” per giustificare il terrore.
La mafia vera non lascia pentiti tornare liberi, non permette spaccio selvaggio, non si nasconde solo dietro la P38. A Vittoria c’è delinquenza, sì. Ma c’è anche chi dice no: chi non chiede “cortesie” ai delinquenti, chi non si piega.
La mafia qui ha giacca e cravatta, cerca monopolii, infiltra, corrompe. Ma gli onesti cittadini di Vittoria – la stragrande maggioranza – non dimenticano. Ricordano Salvatore Ottone e Rosario Salerno. Ricordano che la libertà si difende ogni giorno, con la memoria e con le scelte.
Non abbassiamo la guardia. Vittoria è nostra, non loro (foto Franco Assenza).



