Muoversi non è scontato: da Ragusa il modello per combattere la povertà dei trasporti
L'aeroporto di Comiso, attivo dal 2013, non è ancora integrato in un vero sistema di trasporto pubblico con altre infrastrutture come i porti di Pozzallo e Marina di Ragusa.

Muoversi non è scontato: da Ragusa il modello per combattere la povertà dei trasporti
Se vivi in una grande città prendere un autobus è quasi automatico. Se invece abiti in un piccolo Comune dell’entroterra, spostarti può diventare complicato quanto trovare il mezzo giusto. È da qui che parte la riflessione lanciata dal convegno nazionale “Ridurre la povertà dei trasporti: strategia nazionale e contesti territoriali”, che si è svolto all’auditorium San Vincenzo Ferreri di Ragusa Ibla riunendo istituzioni, esperti, università e operatori del settore.
Il tema al centro del dibattito è la cosiddetta transport poverty, la povertà dei trasporti: una condizione che riguarda chi non riesce a spostarsi facilmente per lavorare, studiare o accedere ai servizi essenziali. Un problema che colpisce soprattutto le aree interne e i territori a domanda debole, dove i collegamenti sono pochi o quasi inesistenti.
“La mobilità non è solo una questione economica ma anche sociale”, ha spiegato Barbara Sarnari, vicepresidente di Svi.Med., ente capofila del progetto Pulmì e tra i promotori dell’incontro. “Ridurre la povertà dei trasporti significa cambiare paradigma. Non basta introdurre nuovi servizi: serve un cambiamento culturale, normativo ed economico. Nelle aree interne spesso l’unico collegamento garantito è quello per la scuola. Tutto il resto – lavoro, sport, socialità – resta scoperto. Ma la mobilità è un diritto, non può dipendere dal fatto di vivere in una grande città o in un piccolo Comune”.
Per gli esperti, la soluzione passa da un sistema più flessibile e integrato, dove convivano diversi modelli di trasporto. “Serve offrire ai cittadini un vero ventaglio di soluzioni – ha spiegato Raimondo Orsini, direttore della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile –. Trasporto pubblico locale, sharing mobility, servizi a chiamata, taxi e noleggio con conducente devono diventare parti di un unico sistema facilmente utilizzabile. Pubblico e privato possono collaborare per garantire questo diritto, soprattutto alle persone più vulnerabili”.
Il tema non riguarda solo i servizi ma anche le disuguaglianze sociali. “Non parliamo soltanto di povertà dei trasporti, ma anche di povertà degli utenti”, ha osservato Giada Maio, responsabile Energia e qualità dell’aria di Anci. “Molte persone non hanno accesso ai servizi di mobilità o non possono permetterseli, e questo crea nuove forme di esclusione”.
I numeri illustrati durante il convegno mostrano con chiarezza il divario. Secondo i dati Istat 2023 presentati da Massimo Ciuffini del Transport Poverty Lab, città di dimensioni simili a Ragusa presentano livelli di servizio molto diversi: Pavia ha 12 autobus ogni mille abitanti, Grosseto 3,5, Caltanissetta 1,7, mentre Ragusa si fermava a 1,2, tra i valori più bassi in Italia.
Ancora più evidente lo squilibrio nella capacità di trasporto pubblico: 195 posti chilometro per abitante a Ragusa contro una media nazionale di circa 4.600. “Spesso i bandi finanziano l’acquisto dei mezzi ma non i costi di gestione, che negli ultimi anni sono cresciuti molto”, ha spiegato Ciuffini, sottolineando uno dei nodi principali da affrontare. Una situazione, su Ragusa, già in parte cambiata con il nuovo servizio attivato nel 2024 e con la predisposizione del Pums.
Le difficoltà del territorio sono state evidenziate anche dalla presidente del Libero Consorzio comunale di Ragusa Maria Rita Schembari. “Abbiamo il porto commerciale di Pozzallo, quello turistico di Marina di Ragusa e l’aeroporto di Comiso attivo dal 2013. Eppure non si è mai creato un vero sistema di trasporto pubblico che metta in rete queste infrastrutture”.
Da qui la necessità di fare sistema tra territori, come ha evidenziato il presidente del Libero Consorzio di Siracusa Michelangelo Giansiracusa: “Dobbiamo immaginare una mobilità che vada oltre i confini amministrativi e che coinvolga tutto il Sud Est”.
Tra i casi studio presentati durante il convegno c’è anche Pulmì, il primo servizio di trasporto collettivo a chiamata attivato in Sicilia. Il progetto, promosso da Svi.Med., Fondazione San Giovanni Battista e L’Argent Aps con il sostegno della Fondazione con il Sud, è stato sperimentato nei comuni di Ragusa, Chiaramonte Gulfi, Giarratana e Monterosso Almo.
Si tratta di un sistema di Demand Responsive Transit, cioè un trasporto pubblico flessibile che funziona su prenotazione tramite app, sito web o call center e che adatta percorsi e orari alle richieste degli utenti. “Il trasporto di linea segue percorsi prestabiliti – ha spiegato Ciuffini – mentre quello a domanda cambia fermate e tragitti in base alle richieste”.
Il progetto ha mostrato anche un forte impatto sociale. “Ha aiutato anziani, migranti e persone con disabilità che altrimenti sarebbero rimasti isolati”, ha ricordato Federica Schembri, presidente dell’associazione L’Argent. Anche il rapporto umano ha avuto un ruolo importante: “Gli autisti sono diventati spesso punti di riferimento per gli utenti”, ha aggiunto Fabrizio Iacono della Fondazione San Giovanni Battista.
Un altro aspetto evidenziato durante il convegno riguarda il legame tra mobilità e rischio di isolamento delle comunità locali. Marisa Meli, docente dell’Università di Catania, ha sottolineato come garantire collegamenti adeguati significhi anche contrastare lo spopolamento dei piccoli centri. “La mobilità non è solo spostamento fisico – ha spiegato – ma anche possibilità di mantenere relazioni sociali, accedere ai servizi e creare opportunità soprattutto per i giovani che vivono nelle aree interne”.
Dal punto di vista tecnico, l’esperienza di Pulmì rientra nel sistema di Demand Responsive Transit (DRT), un modello di trasporto pubblico flessibile basato sulle richieste degli utenti. A spiegarne il funzionamento è stato Vito Azzara di Svi.Med., che ha seguito da vicino il monitoraggio del progetto: “Si tratta di servizi che funzionano su prenotazione tramite app, sito web o call center e che permettono di adattare percorsi e orari alle reali esigenze dei cittadini, ottimizzando l’utilizzo dei mezzi disponibili”.
Per gli esperti, servizi di questo tipo rappresentano una parte della mobilità del futuro. “Sono servizi cuciti sulle esigenze reali delle persone”, ha spiegato Luca Tosi, direttore dell’Agenzia del Trasporto pubblico locale della Città metropolitana di Milano.
Secondo Gabriele Grea dell’Università Bocconi, la sfida sarà integrarli stabilmente nei sistemi di pianificazione del trasporto pubblico: “Dobbiamo costruire una rete modulare capace di rispondere alle diverse esigenze dei territori”.
Intanto il Comune di Ragusa guarda già avanti. L’assessore ai Trasporti Giovanni Gurrieri ha annunciato che il trasporto a chiamata sarà inserito nella nuova gara d’appalto del trasporto pubblico locale, una delle prime esperienze di questo tipo in Sicilia.
A chiudere i lavori è stata Carla Messina, della Direzione generale Trasporto Pubblico Locale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ha ribadito l’importanza del confronto tra istituzioni nazionali e territori. L’obiettivo è favorire una maggiore integrazione tra i modelli tradizionali di trasporto e i nuovi servizi a chiamata, così da costruire sistemi di mobilità più flessibili e adatti alle diverse realtà locali.
“Pulmì ha dimostrato che è possibile creare domanda di mobilità anche in territori dove prima non esisteva una cultura del trasporto pubblico”, ha concluso a fine giornata Barbara Sarnari.
La sfida ora è trasformare l’esperienza in un modello stabile. Perché, nelle aree interne, potersi muovere non è solo una questione di autobus: è una questione di diritti.
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