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Diciassette milioni contro le perdite d’acqua: ora Iblea Acque è alla prova più difficile

5 ottobre 2026 alle ore 04:30
Cosa c'entra Comiso

Comiso è uno degli undici comuni della provincia di Ragusa inclusi nel progetto di finanziamento per la riduzione delle perdite idriche e la digitalizzazione delle reti.

Diciassette milioni contro le perdite d’acqua: ora Iblea Acque è alla prova più difficile

Diciassette milioni contro le perdite d’acqua: ora Iblea Acque è alla prova più difficile

I soldi per mettere mano alle reti idriche del ragusano ci sono. Il ministero delle Infrastrutture ha confermato il 3 ottobre l’assegnazione di oltre 151 milioni di euro per cinque interventi in Sicilia. Circa 17 milioni riguardano Ragusa: serviranno a ridurre le perdite, digitalizzare le reti e introdurre sistemi di monitoraggio e contatori intelligenti. Una buona notizia per un territorio che soltanto a settembre ha visto interi quartieri di Acate alle prese con i rubinetti a secco, segnalazioni di acqua fangosa dopo le piogge nel territorio di Ragusa e nuove perdite a Marina di Modica. Tre episodi diversi, ma tutti riconducibili a un sistema idrico che ha bisogno di investimenti strutturali.

Cifre e progettoNelle ultime settimane sono circolate due cifre: circa 17 milioni e oltre 22. Facciamo chiarezza. Il finanziamento pubblico supera i 17 milioni. Il progetto complessivo vale 22.356.315,55 euro. La differenza è coperta da una compartecipazione che l’assemblea dei sindaci soci di Iblea Acque ha quantificato in circa 5 milioni di euro a carico della società. La stessa assemblea lo aveva chiarito già il 27 agosto, dopo la notifica del decreto di finanziamento.Il progetto riguarda oltre 1.700 chilometri di rete, al servizio di circa 250 mila abitanti. È diviso in quattro lotti e prevede distretti idraulici, telecontrollo, misuratori di portata e pressione, ricerca delle perdite anche con sistemi satellitari e acustici e la sostituzione di 18 mila contatori con smart meter. L’obiettivo indicato da Iblea Acque è ridurre le dispersioni fino al 25 per cento e recuperare entro il 2029 circa 4 milioni di metri cubi d’acqua l’anno.

Vittoria resta fuoriL’Ato 4 comprende tutti i dodici Comuni della provincia, ma il progetto finanziato ne indica undici: Ragusa, Acate, Chiaramonte Gulfi, Comiso, Santa Croce Camerina, Ispica, Pozzallo, Scicli, Giarratana, Modica e Monterosso Almo.Manca Vittoria. Non perché sia fuori dall’ATI o da Iblea Acque: il Comune resta socio della società, con una quota del 19,78 per cento. Ma non ha trasferito al gestore unico la gestione del proprio servizio idrico. Già Arera aveva registrato il subentro di Iblea Acque in 11 Comuni su 12, con Vittoria ancora fuori dal perimetro operativo; nell’agosto scorso la città non figurava infatti tra quelle interessate dal nuovo finanziamento.

Il punto è chi deve realizzare il progettoAti e Iblea Acque non sono la stessa cosa. L’Assemblea territoriale idrica è l’ente di governo dell’ambito: programma, regola e controlla il servizio. Iblea Acque è invece il gestore al quale l’Ati ha affidato il servizio idrico integrato e, nel progetto, è il soggetto chiamato a realizzare gli interventi. Il Pniissi (acronimo di Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico) del ministero indica infatti l’Ati di Ragusa come soggetto proponente e Iblea Acque come soggetto attuatore. Ma è qui che il finanziamento incrocia la situazione della società.Nella relazione programmatica 2026, l’amministratore unico Stefano Guccione ha indicato costi energetici superiori a 14 milioni di euro nel 2024, una morosità degli utenti superiore alla media nazionale e anagrafiche ancora poco affidabili. L’organico indicato allora era di 118 dipendenti rispetto ai 205 previsti dal Piano d’ambito; nella conferenza stampa di luglio Guccione ha parlato di circa 120 dipendenti. La Regione era già intervenuta con la legge di stabilità 2026, autorizzando un’anticipazione di 4 milioni di euro a favore di Iblea Acque per sostenere la gestione del servizio, da restituire in dieci anni senza interessi. E nelle ultime settimane all’Ars sono comparsi ulteriori emendamenti sulla società: al 30 settembre una decina risultavano ancora accantonati in commissione Bilancio.I due piani sono diversi. I soldi destinati alla riduzione delle perdite e alla digitalizzazione delle reti finanziano investimenti e non costituiscono una cassa da utilizzare liberamente per bollette, stipendi o debiti della gestione corrente.Lo stesso progetto, peraltro, prevede risorse per incentivi tecnici e supporti esterni destinati a rafforzare la struttura che dovrà seguire procedure, cantieri e flussi amministrativi. È un particolare importante: il problema della capacità operativa è stato previsto nello stesso programma di investimento.

Le domandeAtteso che l’intervento complessivo vale circa 22,36 milioni, le domande sono altre. Da dove arriveranno concretamente i circa 5 milioni di compartecipazione? Come saranno suddivisi i quattro lotti tra gli undici Comuni? Quali reti saranno affrontate per prime? Quando partiranno le procedure di gara e i lavori? Quali sono le scadenze intermedie da rispettare per arrivare all’obiettivo del 2029? E Iblea Acque, con l’attuale struttura finanziaria e organizzativa, riuscirà a gestire nei tempi un investimento di questa dimensione? Sono domande cui dovrà dare risposta innanzitutto Iblea Acque, soggetto attuatore, e l’Ati per quanto riguarda programmazione e controllo.

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