Ferragosto a piedi, Aeroporto Catania chiude fino alle 2 del 15 agosto. A Comiso gli orari dei bus li affiggono i privati. I transfer arrivano a costare 1.000 euro
A Comiso, un gruppo social ha sopperito alla mancanza di informazioni affiggendo gli orari degli autobus all'aeroporto; inoltre, le corse bus tra Catania e Comiso sono state potenziate.

Ferragosto a piedi, Aeroporto Catania chiude fino alle 2 del 15 agosto. A Comiso gli orari dei bus li affiggono i privati. I transfer arrivano a costare 1.000 euro
L’Etna continua a mettere in ginocchio il sistema aeroportuale siciliano. SAC sospende tutti i voli da e per Catania fino alle 2 di domani. Migliaia di passeggeri tra cancellazioni, riprotezioni, alberghi lontani e trasferimenti costosissimi. E intanto, a Comiso, un gruppo social supplisce alla mancanza di informazioni stampando e affiggendo gli orari degli autobus
Ferragosto a piedi. O, nella migliore delle ipotesi, con un viaggio trasformato in una complicata odissea tra aeroporti, autobus, treni, taxi e alberghi che possono trovarsi a decine, se non centinaia, di chilometri dalla destinazione originaria.
L’emergenza legata all’attività eruttiva dell’Etna continua a pesare pesantemente sulla mobilità siciliana e, proprio alla vigilia del giorno più atteso dell’estate, arriva un nuovo aggiornamento che rischia di aggravare ulteriormente una situazione già caotica.
SAC ha comunicato che i voli in arrivo e in partenza dall’aeroporto di Catania sono sospesi fino alle 2 di sabato 15 agosto, a causa dell’emissione di cenere vulcanica e della conseguente chiusura degli spazi aerei corrispondenti ai settori C1 e B3. La società di gestione invita i passeggeri a verificare lo stato del proprio volo con la compagnia aerea prima di recarsi in aeroporto.
Un’indicazione formalmente semplice, ma che racconta solo una parte del problema. Perché in queste ore migliaia di persone stanno cercando di capire non soltanto se partiranno o atterreranno, ma soprattutto da dove, quando e a quale prezzo.
Turisti e siciliani sospesi nel caos
C’è chi doveva arrivare in Sicilia per trascorrere Ferragosto e si ritrova ancora a Roma, Milano o in altre città italiane. Chi aveva prenotato una casa o un albergo con largo anticipo e ora rischia di perdere anche i soldi della prenotazione perché, essendo ormai sotto data, molte strutture non applicano rimborsi.
E c’è chi, al contrario, è già in Sicilia ma non riesce a tornare a casa.
In mezzo ci sono passeggeri che raccontano una difficoltà ulteriore: ottenere informazioni chiare e tempestive. Le compagnie comunicano la cancellazione, la riprogrammazione o la riprotezione, ma poi il viaggiatore deve spesso arrangiarsi per capire come raggiungere il nuovo aeroporto, dove dormire, come spostarsi e soprattutto chi debba sostenere le spese.
È qui che il caos dei voli diventa un problema molto più grande della semplice cancellazione di un aereo.
Da Catania a Trapani, passando dagli alberghi dell’interno: e il taxi lo paga il passeggero
Uno dei paradossi emersi in queste ore riguarda proprio le riprotezioni.
Ci sono passeggeri che, anziché essere sistemati nei pressi dell’aeroporto dal quale avrebbero dovuto partire o arrivare, sono stati indirizzati verso strutture ricettive anche molto lontane. In alcuni casi, ad esempio, verso alberghi nell’area della provincia di Enna.
Il problema arriva subito dopo: come si raggiunge l’albergo? E come si torna poi all’aeroporto dal quale partirà il nuovo volo?
Alcuni viaggiatori riferiscono di essere stati costretti a organizzare autonomamente trasferimenti in taxi o con mezzi privati, con costi che in alcuni casi, per esempio da Palermo, dove si è atterrato, a Catania, dove era previsto, arrivano a 800 o addirittura 1.000 euro. Praticamente quasi quanto la vacanza.
Cifre proibitive per una famiglia, che si trova davanti a una scelta paradossale: pagare una somma enorme per riuscire a partire oppure restare a terra.
E la situazione può diventare ancora più assurda quando la riprotezione prevede, dopo il pernottamento, un trasferimento verso Trapani per prendere il volo. Un altro aeroporto, un altro viaggio e, ancora una volta, il problema di raggiungerlo.
La domanda, a questo punto, è inevitabile: chi paga?
Il grande punto interrogativo sui rimborsi
È uno dei nervi più scoperti di questa emergenza.
Le compagnie aeree, la società di gestione aeroportuale, le assicurazioni e gli altri soggetti coinvolti operano su piani e responsabilità differenti. Ma per il passeggero, alla fine, il problema è uno soltanto: ha sostenuto una spesa che non avrebbe dovuto sostenere e vuole sapere se e da chi potrà essere rimborsato.
Il Codacons, proprio per questo, ha ricordato che l’emergenza vulcanica non cancella automaticamente i diritti dei passeggeri.
L’attività dell’Etna e la presenza di cenere possono costituire una circostanza eccezionale e possono incidere, in determinate condizioni, sul diritto alla compensazione pecuniaria. Ma questo non significa che vengano meno automaticamente gli obblighi di assistenza, rimborso e riprotezione.
In caso di cancellazione, ricorda il Codacons, il passeggero deve poter scegliere tra rimborso e riprotezione verso la destinazione finale, secondo le condizioni previste dalla normativa europea. Quando necessario, l’assistenza comprende anche pasti, bevande, sistemazione alberghiera e trasporto tra aeroporto e albergo.
E se il passeggero è costretto ad anticipare spese che rientrano nell’assistenza dovuta, è fondamentale conservare ricevute, fatture e ogni documento.
Il precedente europeo è particolarmente significativo: la Corte di giustizia dell’Unione europea, con la sentenza del 31 gennaio 2013 nella causa C-12/11, relativa alla nube di cenere provocata dal vulcano islandese Eyjafjallajökull, ha chiarito che una circostanza eccezionale non fa venir meno gli obblighi di assistenza nei confronti dei passeggeri.
Insomma, l’Etna può cancellare un volo, ma non cancella i diritti del viaggiatore.
A Comiso gli orari dei bus li stampa un gruppo social
Nel frattempo il sistema aeroportuale siciliano prova a tamponare l’emergenza.
La Regione ha annunciato il potenziamento dei collegamenti ferroviari e su gomma tra i principali aeroporti dell’Isola. Ma anche qui emerge un’altra delle grandi criticità di queste giornate: le informazioni.
Un esempio arriva dall’aeroporto di Comiso.
Il gruppo social Fly Comiso, constatando la difficoltà per i passeggeri nel trovare gli orari dei collegamenti, ha fatto una cosa molto semplice: ha raccolto e stampato gli orari degli autobus e li ha affissi all’esterno e all’interno dello scalo.
Un gesto che è contemporaneamente un servizio e una provocazione. Perché proprio mentre si parla di emergenza, task force, coordinamento tra aeroporti e potenziamento dei servizi, a supplire a una carenza informativa finisce per essere un gruppo social.
Sapere che esiste un autobus non basta. Bisogna sapere a che ora parte, dove si prende, quanto dura il viaggio, se è gratuito, come si collega con il volo e cosa deve fare concretamente il passeggero.
Sono informazioni banali soltanto sulla carta. Per chi si trova in un aeroporto che non conosce, magari con bambini, bagagli e un volo riprogrammato, possono fare la differenza tra riuscire a raggiungere la propria destinazione e rimanere bloccato.
La Regione: più treni, più bus e Protezione civile negli aeroporti
Il presidente della Regione Renato Schifani ha assicurato che l’amministrazione regionale sta facendo il possibile per ridurre i disagi, sottolineando però che la gestione operativa dei voli e l’assistenza ai passeggeri restano competenza delle compagnie aeree.
Secondo i dati forniti dalla Regione, sono circa centinaia i voli saltati giornalmente a Catania, tra cancellazioni e riprogrammazioni su altri aeroporti.
Sul fronte ferroviario sono stati aggiunti sei treni speciali sulla tratta Palermo-Messina-Catania, mentre i passeggeri in possesso di un biglietto aereo con destinazione Catania, se dirottati sul capoluogo siciliano, possono utilizzare gratuitamente anche i treni ordinari da Palermo mostrando il titolo di viaggio.
Sul fronte dei bus sono state incrementate le corse tra Palermo e Catania, fino a 20 al giorno per direzione, e quelle tra Catania e Comiso, fino a 12 per direzione. Potenziati anche i collegamenti Palermo-Siracusa, Trapani-Palermo e Palermo-Agrigento, oltre ai servizi aggiuntivi a chiamata attivati dagli operatori aeroportuali.
Negli scali sono inoltre presenti i volontari della Protezione civile regionale, circa 30 per turno, con il compito di distribuire acqua e collaborare con i gestori per fornire informazioni.
Una macchina organizzativa che prova a reagire a una situazione eccezionale, ma che sul campo continua a mostrare falle e disomogeneità.
630 voli dirottati, il 36% cancellato
SAC, facendo il punto sull’emergenza, ha comunicato che tra il 6 e il 12 agosto circa 630 voli previsti a Catania sono stati dirottati verso altri scali.
Nello stesso periodo erano previsti circa 1.974 voli sullo scalo etneo e circa il 36% è stato cancellato a causa dell’evoluzione del fenomeno e delle limitazioni operative.
Numeri che danno la misura della pressione esercitata sull’intero sistema aeroportuale siciliano. Comiso, Palermo e Trapani sono stati chiamati ad assorbire una parte significativa del traffico originariamente destinato a Catania.
Ed è proprio per questo che oggi il problema non riguarda più soltanto Fontanarossa. È diventato un problema dell’intera rete dei trasporti siciliana.
E mentre i passeggeri aspettano, si parla anche di un fondo per il personale
Nel pieno del caos arriva anche la proposta di Gianluca Colombino, segretario generale di Legea Cisal, che chiede alla Regione l’istituzione di un fondo per sostenere l’invio di personale già formato a supporto degli addetti degli aeroporti in situazioni di emergenza.
La proposta è stata avanzata durante il tavolo convocato dall’assessore regionale ai Trasporti Alessandro Aricò, al quale hanno partecipato SAC, Gesap, Airgest, Enac, Ast e Trenitalia.
L’obiettivo indicato dal sindacato è creare una sorta di task force pronta a intervenire in casi di emergenza, insieme a un tavolo tecnico permanente che elabori piani per affrontare situazioni analoghe in futuro.
Una richiesta che si inserisce in una discussione più ampia sulla capacità del sistema di prepararsi a eventi che, pur non essendo programmabili, non sono certamente impensabili in una regione che convive con uno dei vulcani più attivi del mondo.
Ma oggi, prima ancora dei piani per il futuro, resta il problema di chi deve partire.
E soprattutto di chi, proprio alla vigilia di Ferragosto, non sa ancora se riuscirà ad arrivare a destinazione, come raggiungerà l’aeroporto, quanto dovrà spendere e chi gli restituirà quei soldi.
L’emergenza dell’Etna è reale e la sicurezza dei voli viene prima di tutto. Ma l’emergenza non può diventare anche un’emergenza di informazioni, assistenza e responsabilità.
Perché tra un volo cancellato e uno riprotetto ci sono persone. Ci sono vacanze pagate, case affittate, alberghi prenotati, coincidenze, famiglie e migliaia di euro di spese.
E, soprattutto, ci sono passeggeri che in queste ore hanno spesso la sensazione di essere stati lasciati soli a trovare una soluzione.
Con Catania chiuso fino alle 2 del 15 agosto, il Ferragosto siciliano rischia così di cominciare nel modo peggiore: con migliaia di persone ancora a terra e una domanda che rimbalza da un aeroporto all’altro. Chi pensa a loro?
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