Festa dei nonni, senza di loro molte famiglie ragusane non saprebbero come fare
Comiso è uno dei comuni della provincia in cui i nonni sono fondamentali per l'organizzazione quotidiana delle famiglie, accompagnando i nipoti a scuola e nelle attività.

Festa dei nonni, senza di loro molte famiglie ragusane non saprebbero come fare
Non sono più soltanto quelli delle favole, delle caramelle date di nascosto e dei pranzi della domenica. I nonni sono diventati una delle colonne portanti dell’organizzazione quotidiana di migliaia di famiglie, anche in provincia di Ragusa. Oggi, 2 ottobre, si celebra la Festa nazionale dei nonni e dietro una ricorrenza che potrebbe sembrare semplicemente affettiva c’è in realtà una fotografia molto più profonda della nostra società. La Festa nazionale dei nonni esiste ufficialmente dal 2005. Fu la legge 159 del 31 luglio a istituirla proprio per celebrare “l’importanza del ruolo svolto dai nonni all’interno delle famiglie e della società in generale”. La legge stabilì anche la data del 2 ottobre e invitò scuole ed enti locali a promuovere iniziative dedicate al rapporto tra generazioni.
Ragusa è giovane, ma sta invecchiando
C’è un dato particolarmente interessante per la provincia iblea. Ragusa resta una delle province demograficamente più giovani della Sicilia, ma anche qui l’invecchiamento della popolazione avanza. Secondo gli ultimi dati territoriali consolidati diffusi dall’Istat, riferiti al 2024, l’età media in provincia di Ragusa è di 44,5 anni, contro i 45,7 della Sicilia. È il dato più basso dell’Isola, davanti anche a Catania, che si ferma a 44,8 anni. Nel 2023 l’età media ragusana era però di 44,3 anni: in appena dodici mesi è salita di altri due decimi.
Ancora più significativo è l’indice di vecchiaia. Nel Ragusano nel 2024 si contavano circa 160 persone con almeno 65 anni ogni 100 ragazzi fino a 14 anni. Un anno prima erano 156. Il dato rimane sensibilmente inferiore alla media siciliana, arrivata a 184,2, ma la direzione è inequivocabile: anche una delle province più giovani della Sicilia sta progressivamente diventando più anziana. Ed è probabilmente qui che la Festa dei nonni smette di essere soltanto una ricorrenza sul calendario.
Quei nonni che tengono insieme le giornate
Basta guardare ciò che accade ogni mattina davanti alle scuole di Ragusa, Modica, Vittoria, Scicli, Comiso e degli altri comuni della provincia. Ci sono nonni che accompagnano i nipoti, li riprendono all’uscita, li portano a calcio, a danza o a catechismo. Nonni che permettono ai genitori di conciliare turni di lavoro e famiglia, che preparano un pranzo, che tengono i bambini quando la scuola è chiusa o quando arriva un imprevisto. È un welfare familiare che difficilmente entra nei bilanci pubblici e che non compare in busta paga. Eppure ha un valore enorme.
Il tema è ancora più importante in una provincia come quella di Ragusa, fatta di città relativamente vicine ma anche di campagne, frazioni e piccoli centri, dove la rete familiare continua ad avere un peso considerevole. Il nonno, molto spesso, non rappresenta soltanto una presenza affettiva: è tempo regalato alla famiglia, assistenza, memoria e persino un piccolo ammortizzatore economico.
E c’è anche l’altra faccia della medaglia. I nonni di oggi vivono più a lungo e spesso sono chiamati contemporaneamente ad aiutare figli e nipoti mentre affrontano le proprie necessità legate all’età. Una generazione che sostiene le altre generazioni, ma che a sua volta avrà sempre più bisogno di servizi, assistenza e politiche dedicate.
Una memoria che nel Ragusano ha ancora un significato particolare
Poi c’è qualcosa che i numeri non riescono a misurare. In provincia di Ragusa molti nonni sono gli ultimi testimoni diretti di un territorio profondamente diverso da quello di oggi. Hanno conosciuto campagne lavorate senza macchine, famiglie numerose, emigrazione, povertà, ricostruzione e poi il grande cambiamento economico e sociale degli ultimi decenni. Sono passati dal telefono che mancava nelle case allo smartphone con cui oggi fanno una videochiamata ai nipoti. Hanno visto partire figli e parenti per il Nord Italia, la Germania, l’Australia e le Americhe e oggi vedono una nuova generazione di giovani lasciare nuovamente la Sicilia. Dentro molte famiglie iblee un nonno è dunque anche un archivio vivente: conserva parole dialettali che rischiano di scomparire, racconti, mestieri, ricette, soprannomi, fotografie e storie familiari che nessun cloud potrà mai restituire allo stesso modo.
Forse è proprio questo il senso meno retorico del 2 ottobre. Festeggiare i nonni significa certamente dire loro grazie. Ma significa soprattutto comprendere che, mentre discutiamo del futuro di una provincia che cambia, una parte importante di quel futuro continua ogni giorno a poggiare sulle spalle di chi custodisce il nostro passato.
Come titolo social ancora più “RagusaOggi”, punterei su: “
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