Provincia di Ragusa crocevia della droga: il pentito svela i legami con la ’ndrangheta
Comiso è menzionata come luogo dove Emanuele Lauretta avrebbe potuto contare su copertura commerciale e collaboratori fidati per le attività di narcotraffico, con incontri e depositi utilizzati per il gruppo.

Provincia di Ragusa crocevia della droga: il pentito svela i legami con la ’ndrangheta
Un’organizzazione capace di muovere ingenti quantitativi di droga, intrecciare rapporti con la ’ndrangheta e utilizzare il territorio ragusano come punto di riferimento per affari criminali di grande portata. È lo scenario che emerge dalle dichiarazioni di Giuseppe Cavallo, collaboratore di giustizia originario di Vittoria, ascoltato nell’ambito delle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta e di cui oggi riporta notizia il quotidiano “La Sicilia”
Al centro del racconto compare Emanuele Lauretta, descritto dal pentito come una figura di primo piano nel narcotraffico, capace di mantenere relazioni con ambienti della Stidda e della criminalità organizzata calabrese. Un personaggio che, secondo Cavallo, avrebbe costruito una rete di contatti e interessi ben oltre i confini provinciali.
Comiso e Vittoria al centro degli affari
Particolarmente significativi i riferimenti a Comiso, dove Lauretta avrebbe potuto contare su una copertura commerciale e su collaboratori fidati. Cavallo racconta di incontri, trasferimenti e depositi utilizzati per sostenere le attività del gruppo. A Vittoria, in particolare, viene indicato un deposito nel quale sarebbero stati custoditi ingenti quantitativi di cocaina e hashish, con partite destinate ad alimentare un mercato particolarmente redditizio.
Il salto di qualità e i contatti calabresi
La svolta, secondo il collaboratore, sarebbe arrivata con il consolidamento dei rapporti con esponenti della ’ndrangheta. Nelle dichiarazioni compare anche il nome di Salvatore Stracuzzi, indicato come figura collegata agli ambienti criminali calabresi. Il sistema descritto non si sarebbe limitato allo spaccio locale, ma avrebbe coinvolto forniture consistenti, disponibilità economiche rilevanti e collegamenti con circuiti internazionali del narcotraffico. Per comunicare sarebbero stati utilizzati anche telefoni criptati, strumenti destinati a rendere più difficili le intercettazioni e a proteggere i rapporti tra i diversi interlocutori. Le rivelazioni di Cavallo, naturalmente, dovranno essere valutate e riscontrate nelle sedi giudiziarie competenti. Ma il quadro che emerge riaccende i riflettori sulla capacità delle organizzazioni criminali di trasformare il territorio ibleo in uno snodo strategico dei traffici di stupefacenti, attraverso alleanze che superano i tradizionali confini tra le diverse mafie.
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