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Trent'anni senza Gesualdo Bufalino: la voce di Comiso che continua a parlare al mondo

14 giugno 2026 alle ore 10:21
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Gesualdo Bufalino, nato a Comiso, morì in un incidente stradale avvenuto tra Comiso e Vittoria. Comiso continua a riconoscersi nell'eredità culturale dello scrittore, considerandola una delle sue risorse più preziose.

Trent'anni senza Gesualdo Bufalino: la voce di Comiso che continua a parlare al mondo

Trent’anni senza Gesualdo Bufalino: la voce di Comiso che continua a parlare al mondo

Sono trascorsi trent’anni da quel 14 giugno 1996 che privò la Sicilia e la letteratura italiana di una delle sue voci più originali e raffinate. Gesualdo Bufalino morì in seguito a un incidente stradale avvenuto sulla strada tra Comiso e Vittoria, lasciando incompiuti progetti letterari e un patrimonio culturale che, a distanza di tre decenni, continua a parlare a lettori di ogni generazione.

Nato a Comiso il 15 novembre 1920, figlio di un fabbro appassionato di libri, Bufalino fu un caso unico nella letteratura italiana del Novecento. Insegnante, preside, traduttore e intellettuale schivo, trascorse gran parte della sua vita lontano dai riflettori. Il successo arrivò tardi, quando aveva già superato i sessant’anni: nel 1981, grazie all’intuizione e all’amicizia di Leonardo Sciascia, vide finalmente la luce “Diceria dell’untore”, romanzo scritto molti anni prima e destinato a diventare un capolavoro della narrativa italiana contemporanea. Il libro ottenne il Premio Campiello e impose all’attenzione nazionale uno scrittore dalla lingua preziosa, colta e inconfondibile.

Da quel momento la produzione letteraria di Bufalino si rivelò in tutta la sua ricchezza. A “Diceria dell’untore” seguirono opere come “Museo d’ombre”, “Argo il cieco”, “L’uomo invaso”, “Il malpensante”, “Le menzogne della notte” – con cui conquistò il Premio Strega nel 1988 – fino a “Calende greche”, “Il Guerrin Meschino” e “Tommaso e il fotografo cieco”. Libri diversi tra loro ma accomunati da una cifra stilistica irripetibile, capace di fondere memoria, ironia, erudizione, malinconia e amore per la parola.

La sua era una scrittura profondamente siciliana ma al tempo stesso universale. Nei suoi romanzi e nei suoi saggi convivono la provincia e il mondo, il passato e il presente, la riflessione sulla morte e l’inesauribile celebrazione della vita. Non a caso le sue opere sono state tradotte in numerose lingue e continuano a essere studiate nelle università e nei centri di ricerca di diversi Paesi.

«A trent’anni dalla sua scomparsa – dichiara il presidente della Fondazione Gesualdo Bufalino, Pippo Digiacomo – sentiamo ancora più forte la responsabilità di custodire e rilanciare il suo pensiero. Bufalino non appartiene soltanto alla storia della letteratura italiana: appartiene al nostro presente. La sua capacità di interrogare il tempo, la memoria e la condizione umana continua a offrirci strumenti preziosi per comprendere il mondo contemporaneo. La Fondazione lavora ogni giorno affinché questa eredità rimanga viva e accessibile alle nuove generazioni».

Un’eredità che trova nella Fondazione Gesualdo Bufalino uno dei suoi principali custodi. Nata per valorizzare il patrimonio letterario e umano dello scrittore comisano, la Fondazione ha trasformato il suo lascito in un laboratorio permanente di cultura, ricerca, divulgazione e confronto. Un impegno che negli anni ha dato vita a numerose iniziative capaci di portare il nome e l’opera di Bufalino ben oltre i confini della Sicilia.

Tra queste spicca “L’Ingegnere di Babele”, la rassegna culturale avviata sei anni fa e giunta oggi alla sua sesta edizione. Il titolo, tratto dall’universo letterario bufaliniano, sintetizza perfettamente la missione dell’iniziativa: mettere in dialogo la lingua e il pensiero dello scrittore con i linguaggi contemporanei, dalla musica al teatro, dall’arte alla comunicazione, coinvolgendo artisti, studiosi e protagonisti della cultura italiana. Un percorso che, anno dopo anno, dimostra quanto la lezione di Bufalino sia ancora capace di generare confronto, interpretazioni e nuove prospettive.

«Bufalino ci ha insegnato che la lingua non è soltanto uno strumento per raccontare la realtà, ma un luogo in cui la realtà prende forma e acquista significato – afferma il sindaco di Comiso, Maria Rita Schembari –. In un tempo in cui la comunicazione tende spesso alla velocità e alla semplificazione, il suo insegnamento ci ricorda il valore della precisione, della bellezza e della profondità delle parole. Comiso continua a riconoscersi in questa eredità e a considerarla una delle sue risorse culturali più preziose».

Trent’anni dopo la sua scomparsa, Gesualdo Bufalino continua dunque a essere una presenza viva. Vive nelle sue opere, nei suoi lettori, negli studiosi che ne approfondiscono il pensiero e nelle attività che la Fondazione promuove ogni anno. Vive soprattutto nella forza di una lingua che ha saputo trasformare la Sicilia in un universo letterario capace di parlare al mondo intero.

L’assenza dell’uomo, dopo trent’anni, non ha cancellato la presenza dello scrittore. Al contrario, il tempo ne ha confermato la statura, consegnando definitivamente Gesualdo Bufalino al patrimonio della cultura universale.

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