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La Pasqua a Comiso, tra storia, fede e tradizione

26 febbraio 2026 alle ore 08:20
Cosa c'entra Comiso

Comiso è il fulcro di particolari celebrazioni pasquali, con tradizioni religiose e folkloristiche profonde; la città vanta inoltre antiche origini storiche e un ricco patrimonio architettonico in pietra locale.

La Pasqua a Comiso, tra storia, fede e tradizione

La Pasqua a Comiso è molto particolare. Innanzitutto è doveroso dare qualche piccolo ragguaglio storico sulla chiesa Maria Santissima Annunziata fulcro religioso della settimana Santa e del culto per la Madonna. La Chiesa infatti, costruita su resti di una ancora più antica Chiesa Bizantina, fu il luogo preposto per l’adorazione di San Nicola. Durante la dominazione spagnola, divenne luogo di culto della Madonna, come tipico della tradizione catalana. Da allora, Maria SS. Annunziata domina sovrana sull’Altare maggiore. Il simulacro della Madonna rappresenta il momento dell’Annunciazione, infatti si può notare l’Arcangelo Gabriele nell’atto dell’annunciazione a Maria dell’arrivo di Gesù sulla terra. L’altro simulacro nella chiesa, rappresenta invece Gesù Risorto.

Il Sabato Santo è caratterizzato innanzitutto dalla “calata dei Santi” che si svolge in chiesa ed è un momento di particolare coinvolgimento emotivo. I due simulacri, infatti, vengono fatti scendere dall’altare maggiore dopo la “svelata”, ovvero l’aperura della famosa Taledda (tela dipinta nel 1862 dal pittore Pietro Quintavalle). Le dimensioni del gigantesco telo sono: altezza circa 19 metri e larghezza circa 7 metri tramite un argano e poi, sollevati a braccio dai numerosi fedeli, mentre si sventolano fazzoletti bianchi al grido di “viva Maria Annunziata”. Soffermiamoci sulla “Pace” che ha un significato molto profondo. Infatti, durante la domenica di Pasqua, mentre i due simulacri usciti dalla Chiesa, vanno in giro per la città, accade che davanti a tutte le chiese di Comiso, essi si fermano ed i bambini che si trovano sul carro di ognuno, vestiti da Angeli con abiti che riproducono esattamente quelli del 1400, a turno, intonano il Regina Coeli.

Quest’anno, i due Angioletti che siederanno sui simulacri, sono Filippo Battaglia e Giovanni Parrino. Alla fine di questo angelico canto, i fedeli che spingono i simulacri corrono sempre, gli uni contro gli altri, ed appena si incontrano, si toccano con il palmo delle mani. Questo momento, si chiama “A Paci”. Contemporaneamente, come da tradizione, si passa alla preparazione dei cibi pasquali: “le impanate”, tortini di farina lievitata, ripieni di agnello, “i pastieri”, o “pasturieddi”, chiamati così probabilmente per il ripieno fatto di interiore di agnellino, animale da “pastura” e le “cassatedde” dolci di pasta frolla, ripieni di ricotta. Ancora più tipico è il pane pasquale, che ha la forma di una treccia rotonda, chiamata “Pace”.

Comiso non è solo festa di Pasqua tra religione e folklore. La cittadina vanta origini che si perdono nella notte dei tempi, è sempre stata una terra “ricettiva, ospitale” soprattutto perché era di facile approdo grazie al fiume Ippari che arrivava sino all’antico insediamento di “Yomisus”, poi chiamata “Kasmene”. Antichi resti archeologici testimoniano addirittura ancestrali insediamenti tra le colline che fanno da cornice alla città. Nella zona di cava Porcara, infatti, furono ritrovate tombe scavate nella pietra con elementi che riportano all’antica setta del culto di Abraxa. E ancora, a Comiso non mancano le testimonianze del tardo Barocco e del Liberty in una città che, per la maggior parte dei quartieri antichi e delle chiese, è costruita in pietra di Comiso.