Comiso News Logo
Pubblicità
Advertisement

Damiano Caruso e l'ultimo Tour de France: “Il ciclismo mi ha dato tutto. Mio padre fu autista del giudice Falcone"

28 giugno 2026 alle ore 14:02
Cosa c'entra Comiso

Damiano Caruso è cresciuto sportivamente tra le strade della provincia ragusana, includendo il percorso tra Ragusa e Comiso.

Damiano Caruso e l'ultimo Tour de France: “Il ciclismo mi ha dato tutto. Mio padre fu autista del giudice Falcone"

Damiano Caruso e l’ultimo Tour de France: “Il ciclismo mi ha dato tutto. Mio padre fu autista del giudice Falcone”

Per Damiano Caruso è arrivato il momento dell’ultimo grande appuntamento in carriera: il 4 luglio il corridore ragusano prenderà il via al suo ultimo Tour de France, chiudendo una lunga storia sportiva che lo ha portato dalle strade della provincia iblea ai palcoscenici più importanti del ciclismo mondiale.

Una decisione maturata nel tempo e già anticipata nelle scorse settimane, anche durante il Giro d’Italia, quando il 38enne aveva lasciato intendere che questa sarebbe stata la sua ultima stagione da professionista.

In questi giorni si trova in Svizzera, a Villars-sur-Ollon, dove sta preparando l’ultima corsa della carriera a 2000 metri di quota, in un clima di grande concentrazione e consapevolezza.

In un’intervista concessa a La Repubblica, Caruso ha raccontato il suo stato d’animo con parole semplici: «Più che la felicità, che va e viene, mi sento in pace con me stesso».

Un percorso costruito soprattutto al servizio dei capitani, accanto a nomi come Vincenzo Nibali, Ivan Basso e Mikel Landa, ma arricchito anche da risultati personali importanti, come il secondo posto al Giro d’Italia 2021 e il premio di corridore più combattivo nell’ultima corsa rosa.

Le radici restano il punto fermo della sua storia. Caruso è cresciuto tra le strade della provincia ragusana, tra la Ragusa-Comiso e le salite verso Chiaramonte Gulfi, dove ha costruito la sua identità sportiva e il suo carattere.

Il legame di Caruso con la sua storia familiare passa anche attraverso la figura del padre, Salvatore, ex poliziotto che tra il 1985 e il 1989 ha lavorato come autista nella scorta del giudice Giovanni Falcone. Un’esperienza che ha segnato profondamente la famiglia e che ha contribuito a trasmettere al corridore ragusano valori di disciplina, rispetto e senso del dovere, elementi che lo stesso Caruso ha spesso richiamato nel raccontare il proprio percorso umano e sportivo.

«Ho iniziato quasi per caso, grazie a un collega di mio padre che mi fece salire in bici quando avevo tredici anni», ha ricordato più volte, ripercorrendo gli inizi nella Libertas Ibla e poi il passaggio in Toscana, tappa decisiva verso il professionismo.

Per la Sicilia, la sua è una storia che resta simbolica: quella di un atleta partito da una realtà periferica e arrivato ai massimi livelli internazionali senza mai perdere il legame con la propria terra.

Il futuro di Caruso, però, resta ancora dentro il ciclismo: dal 2027 entrerà nello staff tecnico del Bahrain Victorious come direttore sportivo, continuando a vivere il mondo delle due ruote da un’altra prospettiva.

Un addio alle corse, dunque, ma non allo sport che lo ha accompagnato per tutta la vita: per il corridore ragusano si apre ora una nuova fase, lontano dal numero sulla schiena ma ancora dentro il cuore del gruppo.

© Riproduzione riservata

Articoli correlati

Altri articoli che potrebbero interessarti