Case della Comunità, il paradosso del Ragusano: strutture previste ma territori scoperti
Il sindacato SPI CGIL Ragusa denuncia che Comiso, insieme a Scicli, è una delle uniche città italiane con oltre 25 mila abitanti a non avere una Casa della Comunità, e chiede un confronto istituzionale per garantire pari diritti ai suoi cittadini.

La provincia di Ragusa ha completato il percorso strutturale previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) per il potenziamento della sanità territoriale, ma secondo lo SPI CGIL Ragusa il traguardo raggiunto rappresenta soltanto l’inizio di una sfida ancora più importante: trasformare le nuove strutture in servizi realmente accessibili e capaci di garantire il diritto alla salute.
I decreti dell’Assessorato regionale della Salute hanno certificato il completamento della rete prevista dal Contratto Istituzionale di Sviluppo del 2022, con la realizzazione di tre Centrali Operative Territoriali, tre Ospedali di Comunità, due Case della Comunità Hub e sette Case della Comunità Spoke.
Un risultato significativo sul piano numerico e organizzativo, ma che apre ora il tema dell’effettiva capacità del sistema di rispondere ai bisogni quotidiani dei cittadini.
Pnrr sanità, per lo SPI CGIL il vero banco di prova inizia adesso
Secondo il sindacato dei pensionati della CGIL, il completamento degli obiettivi quantitativi non può essere considerato un punto di arrivo.
«Il raggiungimento dei target quantitativi non può essere sufficiente – sostiene lo SPI CGIL Ragusa – perché lo spirito dei finanziamenti non deve avere soltanto un obiettivo ragionieristico, ma deve tradursi in servizi concreti per le persone».
La nuova fase riguarda quindi il funzionamento delle strutture, la loro capacità di diventare punti di riferimento per anziani, persone fragili, pazienti cronici e famiglie.
Il tema centrale è quello dell’accessibilità: non basta realizzare edifici e rispettare le scadenze previste, ma occorre garantire personale, organizzazione e percorsi chiari per i cittadini.
Il caso Ragusa, Scicli e Comiso: “Mancano Case della Comunità strategiche”
A sollevare le maggiori preoccupazioni è la distribuzione territoriale delle Case della Comunità.
Il segretario generale dello SPI CGIL Ragusa, Saro Denaro, denuncia una situazione definita anomala rispetto al resto d’Italia.
«La provincia di Ragusa – afferma Denaro – è l’unica provincia italiana a non avere previsto una Casa della Comunità nel comune capoluogo».
A questa criticità si aggiungerebbe quella relativa a Comiso e Scicli, indicate dal sindacato come le uniche città italiane con oltre 25 mila abitanti prive di una Casa della Comunità.
Una condizione che, secondo lo SPI CGIL, lascia senza uno dei principali strumenti della nuova assistenza territoriale una parte consistente della popolazione iblea.
Oltre il 40% dei cittadini senza un presidio della nuova sanità territoriale
Le Case della Comunità sono considerate il cuore della riforma sanitaria prevista dal Pnrr.
All’interno di queste strutture dovrebbero trovare spazio il Punto Unico di Accesso, fondamentale per orientare i cittadini tra servizi sanitari e sociosanitari, le équipe multidisciplinari per la presa in carico dei pazienti e gli strumenti di partecipazione della comunità.
Secondo lo SPI CGIL, la mancata presenza di questi presidi in alcune aree strategiche del territorio determina una carenza significativa.
«L’assenza di una Casa della Comunità priva intere comunità di funzioni essenziali e di un modello di assistenza pensato per essere più vicino ai bisogni delle persone», evidenzia il sindacato.
“Non è il momento delle responsabilità, ma delle soluzioni”
Lo SPI CGIL Ragusa chiede ora l’apertura di un confronto istituzionale per superare le criticità.
«Non è questo il momento di individuare responsabilità – sottolinea Saro Denaro – ma di trovare soluzioni concrete. È indispensabile aprire un confronto per garantire anche ai cittadini di Ragusa, Scicli e Comiso gli stessi diritti riconosciuti al resto del Paese».
L’obiettivo è individuare un percorso condiviso che consenta di colmare il divario e assicurare una sanità territoriale realmente uniforme.
Chiesto un tavolo con Prefettura, Asp, Comuni e Regione
Alla ripresa delle attività dopo la pausa estiva, lo SPI CGIL di Ragusa annuncia che chiederà al Prefetto la convocazione di un tavolo istituzionale.
Al confronto dovrebbero partecipare l’Asp di Ragusa, i Comuni capofila dei Distretti socio-sanitari di Ragusa, Vittoria e Modica e l’Assessorato regionale della Salute.
Sul tavolo ci sarà la necessità di individuare soluzioni operative per garantire pari accesso ai servizi sanitari territoriali.
Parte una campagna di informazione per i cittadini
Parallelamente, il sindacato avvierà una campagna di informazione rivolta alle comunità di Ragusa, Scicli e Comiso.
L’obiettivo è rendere i cittadini consapevoli delle opportunità offerte dalla riforma della sanità territoriale, ma anche delle criticità ancora presenti.
La sfida, dunque, non riguarda più soltanto il completamento delle strutture previste dal Pnrr, ma la capacità di trasformarle in una rete sanitaria vicina alle persone, capace di intercettare i bisogni prima che diventino emergenze.
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