Prime elementari: nel ragusano 549 potenziali alunni in meno per la denatalità
Comiso si posiziona tra i comuni del ragusano con un'incidenza complessiva di alunni stranieri nelle scuole primarie e vedrebbe un calo anagrafico di potenziali alunni, passando da 275 a 225 bambini entro il 2031/32.

Prime elementari: nel ragusano 549 potenziali alunni in meno per la denatalità
Il limite del 30% per gli studenti stranieri nelle classi entrerà in vigore, mentre nel ragusano si ridurrà rapidamente il numero dei bambini in età da scuola primaria. Sono due fenomeni distinti, ma destinati a incrociarsi nella formazione delle classi e nell’organizzazione dei plessi.
Il decreto-legge 170 del 30 settembre 2026, già in vigore ma ancora in attesa della conversione parlamentare, stabilisce che dal 2027/28 le classi prime della primaria, delle medie e delle superiori debbano avere una composizione equilibrata.
Il limite non riguarda indistintamente tutti gli studenti senza cittadinanza italiana. Nella primaria saranno conteggiati gli alunni stranieri che non sono nati in Italia oppure non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia. Nelle secondarie rientreranno invece quelli che non hanno frequentato con esito positivo almeno tre anni nel sistema scolastico italiano.
Se le domande d’iscrizione non permetteranno di rispettare il 30%, l’Ufficio scolastico territoriale dovrà distribuire gli studenti tra scuole vicine, tenendo conto della distanza dall’abitazione e di particolari esigenze familiari. Non è quindi prevista l’esclusione dalla scuola, ma un possibile spostamento verso un altro istituto.
Nel ragusano, gli ultimi dati comunali completi del ministero dell’Istruzione, relativi al 2024/25, registrano 14.378 alunni nelle primarie statali e paritarie. Quelli senza cittadinanza italiana sono 2.461, pari al 17,1%. Nelle sole classi prime sono 501 su 2.847 iscritti, il 17,6%.
La distribuzione territoriale è però molto disomogenea. Nelle primarie statali di Santa Croce Camerina gli alunni stranieri erano 233 su 478, il 48,7%; nelle prime 48 su 95, poco più della metà. Ad Acate erano 124 su 457 nell’intero ciclo e 25 su 94 nelle prime. Seguivano, per incidenza complessiva, Scicli, Ispica, Comiso e Vittoria.
Questi numeri non consentono di stabilire quali scuole supereranno il nuovo limite. Il decreto non considera infatti la semplice cittadinanza: servono anche il luogo di nascita e gli anni di scuola dell’infanzia o di frequenza nel sistema italiano. Tali informazioni non compaiono insieme nei dati pubblici disponibili. Inoltre la norma si applicherà alle prime del 2027/28, non alle classi rilevate nel 2024/25.
È invece già misurabile la riduzione dei bambini che nei prossimi anni raggiungeranno l’età della prima elementare. Secondo la stima Istat della popolazione residente al primo gennaio 2026, il gruppo di bambini destinato prevalentemente a entrare in prima nel 2027/28 comprende 2.859 persone. Negli anni successivi il bacino scenderebbe a 2.760, poi a 2.576, a 2.463 e infine a 2.310 nel 2031/32.
Tra l’anno di prima applicazione del decreto e il 2031/32 si prospettano quindi 549 potenziali alunni in meno, una contrazione del 19,2%. Non è una previsione delle iscrizioni: trasferimenti di residenza, anticipi scolastici e scelte delle famiglie possono modificare il risultato. È però un’indicazione attendibile della direzione demografica.
Il calo maggiore, in valore assoluto, riguarderebbe Ragusa, dove il bacino anagrafico passerebbe da 633 a 438 bambini. Vittoria scenderebbe da 654 a 530, Modica da 462 a 381, Comiso da 275 a 225 e Scicli da 231 a 197. Santa Croce Camerina sarebbe una delle poche eccezioni, con un lieve aumento da 94 a 103.
Il punto, quindi, non è soltanto quanti studenti stranieri potranno essere inseriti in ogni classe, ma come distribuire gli alunni in un territorio nel quale il numero complessivo dei bambini diminuisce. In diversi comuni la presenza delle famiglie straniere contribuisce già a sostenere le iscrizioni e la tenuta dei plessi.
Anche l’effetto concreto del decreto potrebbe essere molto inferiore a quello suggerito dal dibattito politico. Un’elaborazione nazionale dell’agenzia giornalistica Reuters ha stimato in circa 300, e comunque meno di mille, gli studenti che potrebbero essere effettivamente redistribuiti.
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