Comiso, 45 anni dopo ancora un fiume di gente per la pace
Comiso ospita la manifestazione "In cammino per la pace", richiamando la storica Marcia dei Trentamila del 1981 contro l'installazione dei missili Cruise, per rilanciare la riflessione sulla responsabilità di fronte ai conflitti attuali.

Tantissima gente, una partecipazione ampia e un messaggio che torna a farsi sentire dalle strade di Comiso: la pace non può essere soltanto una parola, ma deve tradursi in scelte, responsabilità e impegno quotidiano. La città iblea è oggi al centro della manifestazione “In cammino per la pace”, organizzata nell’ambito di “Comiso, Cantiere per la pace”, a 45 anni dalla storica Marcia dei Trentamila dell’11 ottobre 1981.
A sventolare non bandiere politiche ma quelle con i colori della pace per una presenza importante che riporta Comiso al centro di una mobilitazione che intreccia memoria storica e attualità. Allora furono decine di migliaia le persone che si opposero all’installazione dei missili Cruise nella base militare; oggi, in un contesto internazionale segnato da nuove guerre, riarmo e tensioni, la stessa città torna a essere luogo di incontro e partecipazione.
L’iniziativa non si limita a ricordare una pagina importante della storia del movimento pacifista. Il suo obiettivo è rilanciare una riflessione collettiva sulla responsabilità individuale e comunitaria di fronte ai conflitti, senza imporre appartenenze o dividere, ma provando a costruire un terreno comune tra sensibilità ed esperienze diverse.
Il programma ha preso il via sabato 10 ottobre al Teatro Naselli con il “Cantiere per la pace”, dedicato al rapporto tra memoria e presente, attraverso testimonianze, analisi e proposte per restare umani. Oggi il momento centrale è il cammino lungo le strade della memoria, con partenza dall’ex base Nato alle 9.30 e arrivo in piazza Fonte Diana.
Il filo conduttore è chiaro: ricordare il passato per interrogare il presente e immaginare un futuro diverso. Perché, come sottolineano i promotori, la storia non è soltanto qualcosa che accade, ma anche il risultato delle scelte che le persone e le comunità decidono di compiere.
A Comiso, 45 anni dopo quella grande mobilitazione, la partecipazione di oggi riporta dunque al centro una domanda ancora attuale: quale responsabilità abbiamo, ciascuno di noi, davanti alle guerre e alla sofferenza di chi le subisce?



