L’Etna fa il suo mestiere, la politica no: Catania e Comiso ancora lontani da un vero sistema aeroportuale
Comiso è considerato meno esposto di Fontanarossa alle ceneri dell'Etna, e si auspica la realizzazione di un sistema aeroportuale integrato Catania-Comiso per assorbire una quota significativa del traffico in caso di emergenza, con un piano di sviluppo che prevede investimenti.

L’Etna fa il suo mestiere, la politica no: Catania e Comiso ancora lontani da un vero sistema aeroportuale
L’aeroporto di Catania è stato riaperto e, a quanto pare, l’emergenza è rientrata. Al momento. Ma quante volte un’emergenza può ripetersi prima di smettere di essere tale? Le chiusure dell’aeroporto di Catania per la cenere dell’Etna stanno trasformando una criticità conosciuta da decenni in un problema strutturale per tutta la Sicilia orientale. Dal 6 al 15 agosto Fontanarossa è rimasto paralizzato per nove giorni, con ulteriori limitazioni fino al 18. Ora i nuovi, ennesimi disagi.Nell’interpellanza urgente presentata alla Camera lunedì dal deputato del Pd Anthony Barbagallo e sottoscritta da numerosi parlamentari si parla di circa 710 voli cancellati nella prima settimana, il 36% di quelli programmati, e oltre 630 dirottati. Non solo disagi: una rilevazione Cna di Siracusa stima tra 20 e 26 milioni di euro il danno diretto al turismo dell’intero Sud-Est, senza comprendere affitti brevi, indotto e perdita delle nuove prenotazioni.L’Etna non è un incidente imprevisto. La sua attività è iniziata circa 500 mila anni fa e il vulcano continua a modificare la propria struttura. Ciò non significa che possa essere previsto uno spostamento imminente delle bocche eruttive, ma che si tratta di un sistema geologicamente giovane e attivo. Negli ultimi cinque anni, inoltre, la cenere è stata trasportata dai venti praticamente in ogni quadrante: est e sud-est più frequentemente, ma anche sud, sud-ovest, nord e nord-est. Comiso è meno esposto di Fontanarossa, non immune.
Cosa accadrebbe se le emissioni di cenere diventassero abbastanza frequenti da rendere Fontanarossa inaffidabile per settimane o mesi ogni anno? Barbagallo pone già una parte della risposta. Nell’interpellanza chiede al Governo di superare la gestione emergenziale, realizzare un sistema aeroportuale integrato Catania-Comiso, potenziare l’aeroporto ragusano e considerare prioritaria una direttrice ferroviaria rapida tra i due scali.Non si tratta neppure di un’idea nuova. Già nel 2011 Enac parlava dell’urgenza di rendere Comiso operativo anche come aeroporto alternato di Catania e nel 2012 lo inseriva nella pianificazione proprio con questa funzione. Sono trascorsi quindici anni. Sac gestisce entrambi gli aeroporti, ma la loro integrazione è rimasta largamente incompiuta. Catania movimenta oltre un milione di passeggeri nei mesi estivi; Comiso qualche decina di migliaia. Uno è diventato uno dei maggiori aeroporti italiani, l’altro non è ancora il contrappeso infrastrutturale che avrebbe dovuto essere.
Altrove si ragiona diversamente. A Torino il gestore dell’aeroporto di Caselle Sagat discute apertamente di una maggiore integrazione con Milano per aumentare attrattività, rotte e forza commerciale: non una guerra tra aeroporti vicini, ma una ricerca di sinergie. Catania e Comiso hanno addirittura una gestione comune, eppure non costituiscono ancora un vero sistema.Qualcosa adesso si muove. Il piano di sviluppo di Comiso prevede investimenti per circa 50 milioni, con le piazzole che dovrebbero passare da 6 a 10, i gate da 3 a 5, maggiore capacità di rifornimento, interventi sul terminal e il nuovo polo cargo. Ma basta?Se una sola crisi dell’Etna può provocare perdite per decine di milioni, Comiso dovrebbe essere in grado di assorbire rapidamente una quota significativa del traffico di Catania, non semplicemente qualche volo dirottato: servono piazzali, carburante, handling, personale e soprattutto collegamenti rapidi con Catania, Siracusa e Ragusa.
Non occorre necessariamente costruire un secondo Fontanarossa. Occorre finalmente realizzare ciò che si annuncia da quindici anni: Catania e Comiso come unico sistema aeroportuale, con Palermo come ulteriore rete di sicurezza. L’Etna continuerà a fare l’Etna, chissà per quanti millenni ancora. Il problema è capire per quanto tempo la Sicilia orientale potrà continuare a comportarsi come se ogni nube di cenere fosse una sorpresa.
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