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Uva di Mazzarrone, qualità sulle piante ma guadagni in caduta: la provincia di Ragusa soffre

23 ottobre 2026 alle ore 10:20
Cosa c'entra Comiso

La vendita dell'uva Igp ha registrato minori incassi anche nei territori della provincia di Ragusa, inclusi Acate, Chiaramonte Gulfi e Comiso.

Uva di Mazzarrone, qualità sulle piante ma guadagni in caduta: la provincia di Ragusa soffre

Uva di Mazzarrone, qualità sulle piante ma guadagni in caduta: la provincia di Ragusa soffre

Annata grama per l’uva da tavola di Mazzarrone. La vendita dell’uva Igp prodotta nel comprensorio calatino (Mazzarrone, Licodia Eubea, Caltagirone), ma anche nei territori della provincia di Ragusa (Acate, Chiaramonte Gulfi e Comiso), ha fatto registrare minori incassi.

La produzione quest’anno è di ottima qualità, ma i guadagni, per gli agricoltori, sono troppo bassi. I costi di produzione sono aumentati (anche a causa del rincaro del gasolio agricolo), ma le vendite sono state difficili e nei mesi di luglio e agosto l’uva da tavola faticava a essere venduta. La merce rimaneva invenduta sulle piante. A Mazzarrone la vendita dell’uva da tavola inizia già a maggio, con l’uva “Vittoria”, la prima a essere immessa sul mercato, e prosegue da giugno con la Black Magic e la Red Magic. Poi a luglio arriva la Red Globe e in agosto quella che è la varietà più famosa, l’uva “Italia”, per anni cavallo di battaglia dell’economia di Mazzarrone. Ma proprio queste uve in agosto rimanevano invendute: la merce, pur di ottima qualità, non era richiesta sul mercato.

In Italia due regioni, Puglia e Sicilia (ma soprattutto la prima), sono le apripista per ciò che riguarda la produzione di uva. Anche la Puglia ha faticato, a causa dei prezzi più bassi, ma la Sicilia ha sofferto di più, perché qui incidono anche i maggiori costi dei trasporti verso i grandi mercati del Nord Italia. In alcuni casi l’uva Vittoria è stata quotata alla vendita a 60/80 centesimi, talvolta un euro.

Per l’uva da tavola il blocco dell’autotrasporto è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso della crisi. Piove sul bagnato, si potrebbe dire.

“Quest’anno abbiamo registrato un calo del 30 per cento dei nostri guadagni – spiega Giovanni Raniolo, storico presidente del Consorzio dell’Igp dell’Uva da tavola di Mazzarrone – e in alcuni casi la nostra uva non veniva richiesta sul mercato”. Ma non si è trattato solo della concorrenza della Puglia: l’uva da tavola arriva sul mercato italiano anche dai paesi esteri, spesso più concorrenziali, che a loro volta guadagnano terreno anche nei mercati internazionali.

La Sicilia ha avviato, negli ultimi tempi, la transizione verso le varietà apirene (seedless), cioè le uve senza semi, ormai sempre più richieste dal mercato. In alcuni paesi, come gli Stati Uniti, l’uva con i semi è ormai ampiamente secondaria. A Mazzarrone alcune aziende hanno già avviato la transizione, ma l’uva da tavola Italia resta la varietà più presente. La sua produzione è più tardiva: inizia ad agosto e si protrae anche fino a dicembre. È un’uva molto resistente, ancora fresca e commestibile anche dopo molti giorni dalla raccolta. Ma in agosto e settembre sia l’uva Italia sia le varietà apirene, la cui produzione inizia tra agosto e settembre, erano poco richieste. Uno sguardo agli scaffali dei supermercati bastava a far comprendere che la richiesta di uva era inferiore.

Contano anche i mutati gusti dei consumatori, anche a causa del forte caldo. Il consumo di uva è stato inferiore, mentre altri prodotti, come le angurie o le pesche, hanno guadagnato terreno nei gusti degli italiani, e non solo. Il blocco dell’autotrasporto ha aggravato la crisi. Inoltre, un violento acquazzone, domenica scorsa, ha danneggiato una parte della produzione.

Dopo questa stagione bisognerà avviare una riflessione. Il comprensorio dell’Igp di Mazzarrone deve ripensare il proprio futuro. Oggi la produzione dell’uva da tavola copre un territorio di 120.000 ettari e la produzione raggiunge le 240.000 tonnellate. È un prodotto che ha dato ricchezza e che continua a darne. Molte famiglie basano la propria sussistenza proprio sull’economia agricola e sulla produzione e la commercializzazione delle uve. Guardare al futuro e sapersi confrontare con i mutati mercati internazionali è la sfida che può permettere di affrontare e superare gli anni di crisi.